Revocazione ordinaria e straordinaria: una guida allart. 395 cpc

La revocazione è un istituto previsto dal diritto processuale civile italiano che permette di impugnare una sentenza già passata in giudicato. Si tratta di un rimedio eccezionale che può essere utilizzato solo in determinate circostanze.

La revocazione può essere classificata in due tipologie: ordinaria e straordinaria.

La revocazione ordinaria è un’impugnazione che può essere proposta prima che la sentenza diventi definitiva. In altre parole, la parte interessata può richiedere la revocazione quando l’impugnazione impedisce il passaggio in giudicato della sentenza. Ciò significa che se l’impugnazione è stata proposta tempestivamente, la sentenza non diventerà definitiva fino a quando la revocazione non sarà stata decisa. La revocazione ordinaria può essere presentata solo per motivi specifici previsti dalla legge, come ad esempio la scoperta di nuove prove o l’omissione di elementi essenziali nel processo.

La revocazione straordinaria, invece, può essere proposta anche dopo che la sentenza è diventata definitiva. Questo significa che anche se la sentenza è passata in giudicato, la parte interessata può ancora richiedere la revocazione. Tuttavia, la revocazione straordinaria può essere presentata solo in casi eccezionali, come ad esempio la scoperta di prove decisamente rilevanti che non erano state considerate nel processo originale.

Va sottolineato che la revocazione è un rimedio eccezionale e non può essere utilizzata come una seconda possibilità per rivedere una sentenza semplicemente perché una parte non è soddisfatta del risultato. È necessario che ci siano dei motivi validi e specifici per poter proporre la revocazione.

In conclusione, la revocazione ordinaria è un’impugnazione che può essere proposta prima che la sentenza diventi definitiva, mentre la revocazione straordinaria può essere presentata anche dopo che la sentenza è passata in giudicato. Entrambe le tipologie di revocazione richiedono motivi specifici e vengono valutate attentamente dal tribunale prima di prendere una decisione.

La revocazione straordinaria è una procedura legale mediante la quale una decisione giudiziaria può essere annullata o modificata. È utilizzata quando si verificano circostanze eccezionali che giustificano la revisione della decisione.

La revocazione straordinaria è una procedura legale che consente di annullare o modificare una decisione giudiziaria già passata in giudicato. Questa procedura può essere utilizzata quando si verificano circostanze eccezionali che giustificano la revisione della decisione.

La revocazione straordinaria si differenzia dalla revocazione ordinaria in base al momento in cui può essere proposta. La revocazione ordinaria viene presentata prima del passaggio in giudicato della sentenza, mentre la revocazione straordinaria può essere proposta anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza.

La revocazione straordinaria viene proposta allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata. Tuttavia, è importante notare che la revocazione straordinaria può essere presentata solo in presenza di circostanze eccezionali che giustifichino la revisione della decisione.

In conclusione, la revocazione straordinaria è una procedura legale che consente di annullare o modificare una decisione giudiziaria già passata in giudicato. Questa procedura può essere utilizzata solo in presenza di circostanze eccezionali e viene proposta allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata.

La revocazione straordinaria non è esperibile quando è trascorso un anno dal momento in cui il fatto nuovo è stato scoperto.

La revocazione straordinaria non è esperibile quando è trascorso un anno dal momento in cui il fatto nuovo è stato scoperto.

La revocazione straordinaria è un rimedio previsto dall’art. 391 bis del codice di procedura civile che consente di chiedere la revoca di una sentenza di merito o di una sentenza della Corte di Cassazione in presenza di un fatto nuovo, decisivo e non conosciuto al momento del processo. Tuttavia, vi sono dei limiti all’esperibilità di questo rimedio.

Uno dei limiti è rappresentato dal fatto che la revocazione straordinaria non può essere esperita quando è trascorso un anno dal momento in cui il fatto nuovo è stato scoperto. Questo significa che se il fatto nuovo viene scoperto dopo un anno dalla sua conoscenza, non sarà possibile richiedere la revoca della sentenza.

Un altro limite all’esperibilità della revocazione straordinaria riguarda la pronuncia sull’eccezione di giudicato. Infatti, se sulla questione oggetto della revocazione è già stata pronunciata una sentenza di giudicato, non sarà possibile richiedere la revoca della sentenza. Ciò significa che se la questione è stata già definitivamente giudicata e la sentenza è passata in giudicato, non sarà possibile chiedere la revoca.

Inoltre, con riferimento alle sentenze emesse dalla Corte di Cassazione, la revocazione straordinaria non è esperibile stante la mancata inclusione di tale vizio fra quelli previsti dall’art. 391 bis del c.p.c. e dall’art. 391 ter del c.p.c.. Ciò significa che, per le sentenze emesse dalla Corte di Cassazione, non è prevista la possibilità di richiedere la revoca sulla base di un fatto nuovo.

In conclusione, la revocazione straordinaria non può essere esperita quando è trascorso un anno dalla scoperta del fatto nuovo e quando sulla questione oggetto della revocazione è già stata pronunciata una sentenza di giudicato. Inoltre, per le sentenze emesse dalla Corte di Cassazione, non è prevista la possibilità di richiedere la revoca sulla base di un fatto nuovo.

Quando si può fare la revoca?

Quando si può fare la revoca?

La revoca è una procedura che consente di chiedere la modifica o l’annullamento di una sentenza già pronunciata. Secondo l’articolo 92, comma 1, del Codice di Procedura Amministrativa (c.p.a.), il termine per proporre la revocazione ordinaria è di 60 giorni dalla data di notifica della sentenza. Questo significa che l’interessato ha due mesi di tempo per presentare la richiesta di revoca a partire dalla data in cui gli è stata comunicata la sentenza.

Tuttavia, esistono dei casi in cui la sentenza non viene notificata e in questi casi il termine per proporre la revocazione è diverso. Infatti, secondo la stessa norma, nei casi di sentenza non notificata, il termine per proporre la revocazione ordinaria è di 6 mesi dal deposito della stessa. Questo significa che se la sentenza non viene comunicata all’interessato, il termine per presentare la richiesta di revoca è di sei mesi a partire dalla data in cui la sentenza è stata depositata presso l’ufficio del giudice.

È importante sottolineare che la revoca è una procedura che può essere avviata solo in determinati casi e secondo specifiche condizioni previste dalla legge. Non è possibile richiedere la revoca di una sentenza semplicemente perché non si è soddisfatti del suo contenuto o del suo esito. La revoca è un rimedio eccezionale che può essere utilizzato solo in situazioni particolari e nei casi espressamente previsti dalla normativa vigente.

Quali sentenze possono essere revocate?

Quali sentenze possono essere revocate?

Le sentenze che possono essere revocate sono quelle pronunciate in grado di appello o in unico grado. Nel caso delle sentenze di primo grado, la revoca può avvenire solo se è scaduto il termine per l’appello e solo per i motivi indicati all’articolo 395 del codice di procedura civile.

L’articolo 395 del codice di procedura civile elenca i motivi per cui una sentenza di primo grado può essere revocata. Questi motivi includono l’omissione di un atto istruttorio essenziale, la falsità di un atto processuale, l’omissione di un atto di impugnazione o di costituzione in giudizio, l’omissione di una pronuncia sulla domanda o sulla eccezione, l’omissione di una pronuncia su un’eccezione di incompetenza, la falsità dei documenti su cui si basa la sentenza, e l’errore di fatto nella valutazione delle prove.

È importante notare che la revoca di una sentenza non è automatica, ma richiede una specifica azione da parte della parte interessata, che deve presentare una domanda di revocazione al tribunale competente. La revoca di una sentenza può avere conseguenze significative per le parti coinvolte, poiché può portare alla riapertura del processo e all’esame di nuove prove o argomenti che potrebbero influire sul risultato finale.

In conclusione, le sentenze impugnabili per revocazione sono quelle pronunciate in grado di appello o in unico grado, a condizione che sia scaduto il termine per l’appello e limitatamente ai motivi indicati all’articolo 395 del codice di procedura civile. La revoca di una sentenza richiede una specifica azione da parte della parte interessata e può avere conseguenze significative per le parti coinvolte nel processo.

Come funziona la revocazione?

La revocazione è un’azione giudiziaria che permette di chiedere la modifica o l’annullamento di una sentenza già pronunciata, quando si verificano determinate circostanze eccezionali. La revocazione può essere proposta sia dalle parti stesse del processo, sia dal pubblico ministero.

Per proporre la revocazione, è necessario presentare una citazione davanti allo stesso giudice che ha emesso la sentenza impugnata. La citazione deve contenere le motivazioni per cui si chiede la revocazione, indicando le circostanze che si ritengono eccezionali e che giustificano la modifica o l’annullamento della sentenza.

È importante sottolineare che la proposta di revocazione non sospende il termine per proporre il ricorso per cassazione o il relativo procedimento. Ciò significa che, se si intende impugnare la sentenza anche mediante ricorso per cassazione, è necessario rispettare i termini previsti dalla legge, indipendentemente dal fatto che sia stata proposta o meno la revocazione.

In conclusione, la revocazione è un’azione straordinaria che permette di chiedere la modifica o l’annullamento di una sentenza già pronunciata, in presenza di circostanze eccezionali. La revocazione può essere proposta davanti allo stesso giudice che ha emesso la sentenza e non sospende i termini per proporre il ricorso per cassazione.

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